L’esame, l’estate e il test

La fine dell’estate si avvicina e questo, per un nutrito gruppo di studenti reduci dal famigerato esame di maturità, significa prepararsi ad un’altra prova, altrettanto o forse ancor più temuta: la prova di ammissione all’università. Negli ultimi anni sempre più facoltà sono diventate a numero chiuso, e hanno iniziato ad utilizzare un qualche metodo di selezione dei futuri studenti. Si tratta di una decisione in genere sia economica (non ci sono abbastanza aule, professori e risorse per tutti) sia basata su previsioni che cercano di determinare quanti psicologi, medici, fisioterapisti serviranno a sostituire coloro che andranno in pensione nel prossimo futuro. Questo vale soprattutto per lauree che sono fortemente professionalizzanti, come appunto quelle in ambito sanitario. In particolare, uno dei metodi di selezione più controverso e discusso è il test di ammissione alla facoltà di Medicina e Chirurgia.

Il test di Medicina è sulla bocca di tutti per vari motivi. Innanzitutto, per il numero eccezionalmente alto di studenti che si cimentano nel test ogni anno: il 4 settembre saranno in ben 67.005 a competere per i 9.779 posti disponibili in tutta Italia. Se ne parla, inoltre, per il prestigio che in qualche modo è attribuito a questa facoltà, tanto che entrare a Medicina appare a volte come un ambito premio piuttosto che come l’inizio un lungo percorso di studi e soprattutto come una scelta di vita. Infine, il test è diventato tristemente famoso per le scorrettezze e i sotterfugi che ogni anno vengono messi in atto da alcuni per eludere la selezione.

Per com’è impostato, il test vuole valutare soprattutto le abilità logiche, la memoria e la capacità di gestire la tensione che lo studente possiede.
La logica servirà più nella vita professionale che non durante la carriera universitaria. Un buon clinico, come ben sapeva il medico Arthur Conan Doyle (che ha modellato il personaggio di Sherlock Holmes sul suo primario) non è poi così dissimile da un buon investigatore. E per quanto sciocchi possano sembrare, quei “giochini” di logica che compongono ben un terzo del test vogliono proprio valutare, per quanto possibile, la predisposizione dello studente al ragionamento deduttivo.
La memoria: fondamentale arma dello studente di medicina. Per questo nel test vengono chieste nozioni scientifiche che verranno poi comunque trattate nel primo anno di corso. Senza memoria non si va molto lontano nella preparazione di certi esami “scoglio”.
Infine, viene valutata la gestione dell’ansia. C’è solo una possibilità all’anno di passare il test, e questo lo studente lo sa benissimo. Ma purtroppo questa consapevolezza è spesso un bastone tra le ruote, se non la si sa ingabbiare e controllare in modo che la concentrazione sia massima durante i 100 minuti di durata del test. Inutile dire come la gestione dell’ansia sia essenziale sia durante la vita universitaria che durante quella professionale.

Vorrei dire due cose a chi si accinge a tentare il test a settembre. La prima è: cercate di pensare che il test sia una simulazione. So che non è facile, ma quando vi consegneranno il plico chiudete gli occhi per un attimo e immaginate di essere a casa vostra, a leggere i test degli anni passati. Fate un respiro profondo e poi iniziate dalle domande su cui siete più ferrati.
La seconda cosa, ancora più importante: non state cercando di vincere un premio. Iscriversi a Medicina è una scelta di vita. Cambierà la vostra vita. Questo test non è che il primo passo di un percorso lungo, affascinante, impegnativo, a volte totalizzante. Non dovete essere stanchi di studiare dopo il test, ma pronti a cominciare e a fare sul serio. Buona fortuna a tutti!

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