Scuola-lavoro: un’opportunità da non sprecare?

A chi, durante la propria infanzia, non è mai capitato di farsi prendere dal desiderio di costruire o preparare qualcosa con le proprie mani e di allestire una bancarella in compagnia dei propri amici? L’idea di avere dei clienti, di dover gestire qualcosa per valorizzare una propria idea, di avere un riscontro (non solamente sotto forma di denaro) da parte del mondo degli adulti, sono estremamente affascinanti, e anche formative. Lo sanno bene Ben, William e Jonathan, tre giovanissimi fratelli americani che mossi dalla volontà di aiutare un loro coetaneo indonesiano, hanno aperto il proprio lemonade stand per le strade di Denver, prima di essere costretti a chiudere dalla polizia (Miami Herald 2018). Tralasciando la conclusione, le bancarelle di limonata sono una vera e propria tradizione americana e pensando a questi bambini che al mattino imparano a leggere e scrivere e al pomeriggio dispensano bevande, mi viene naturale il collegamento con quella che in Italia è per fortuna una legge, rivolta però agli adolescenti: l’alternanza scuola-lavoro.    

Giusto per mettere in ordine le idee quest’ultima, già presente in varie forme negli istituti tecnici e professionali, fu resa obbligatoria anche nei licei, per un totale di 200 ore complessive nel triennio, con la legge 107/2015 (la Buona Scuola) e ridimensionata a 400 ore negli altri istituti. Al fine di motivare la scelta, tra le altre cose scrisse il Ministero:

“con l’alternanza scuola-lavoro viene introdotto in maniera universale un metodo didattico e di apprendimento sintonizzato con le esigenze del mondo esterno che chiama in causa anche gli adulti, nel loro ruolo di tutor interni (docenti) e tutor esterni (referenti della realtà ospitante). L’alternanza favorisce la comunicazione intergenerazionale, pone le basi per uno scambio di esperienze e crescita reciproca.”,

dove non è difficile immaginare che tra le esigenze del mondo esterno potesse rientrare, ad esempio, l’insofferenza di addetti alle risorse umane alle prese coi più studiati diplomati (o laureati!) italiani, che ancora non sanno che l’essere stati degli ottimi studenti è poco meno che necessario, anzi quasi del tutto inutile, per avere successo dall’altra parte; o ancora il silenzioso suggerimento di vicini paesi Europei in cui tali programmi sono solidi e rodati (Sole24Ore).

É interessante l’idea di scuola che si apre alle imprese che caratterizzano il territorio, e spende finalmente risorse ed energie a favore dello sviluppo e della crescite di nuove competenze, cercando infine di assottigliare il divario tra domanda e offerta nel mondo del lavoro, naturalmente più evidente, almeno in prima battuta, per chi non ha formazione tecnica o professionale. Ma il guadagno può anche essere di carattere prettamente educativo, e penso alla possibilità che un ambiente di lavoro valorizzi studenti che a scuola non ce la possono fare, stimolando i loro interessi e il loro senso di responsabilità. A fronte di queste e altre motivazioni, l’introduzione dell’obbligo dell’alternanza scuola-lavoro anche nei licei (e con un monte ore non irrilevante, se pensiamo che ogni anno si passano sui banchi circa un migliaio di ore) è stata dal mio punto di vista una spinta innovativa di rilievo nel panorama scolastico.  

D’altro canto a tre anni di distanza, pur non avendo a disposizione una raccolta dati sistematica che tenga traccia delle aziende coinvolte e della soddisfazione di studenti e tutor sono evidenti alcune criticità nel modo in cui il provvedimento viene attuato:

É frequente che studenti del liceo si facciano riconoscere come ore di alternanza delle attività che già svolgono autonomamente, tra le più popolari il ruolo di educatore/trice durante campi estivi o quello di allenatore/trice in società sportive, privandosi così della difficoltà e del valore di adattarsi a nuovi ambienti, lontani dalla propria zona di conforto. Sulla stessa linea, non vige nessuna regola di incompatibilità famigliare, col risultato che addirittura può capitare che un genitore compili il resoconto dell’ente ospitante per il proprio figlio/a; resoconto che tra l’altro deve essere considerato in sede di scrutinio, con modalità che però sono a discrezione dei singoli collegi docenti.

L’alternanza scuola-lavoro – in particolare nei licei – può diventare uno strumento prezioso nell’auspicato rinnovamento della scuola italiana, a patto che sia accompagnata da uno sguardo d’insieme sul sistema e da qualche accortezza in più, senza dover dare l’impressione di un Ministero assimilabile al candidato plurititolato di cui sopra, che sa tutto ma non sa fare niente.

Fonti:

MIUR (2015). Normativa sull’alternanza scuola-lavoro. [disponibile a: http://www.alternanza.miur.gov.it/normativa.html]

IlSole24Ore (2017). Stage pagati, 300 programmi e occupazioni top, perchè l’alternanza tedesca funziona. [disponibile a: http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-08-23/scuola-lavoro-perche-europa-fa-trovare-posto-95percento-allievi-115601.shtml?uuid=AE9CgPGC&refresh_ce=1]

Miami Herald (2018). Police shut down kids’ lemonade stand [disponibile a:https://www.miamiherald.com/news/nation-world/national/article212213524.html]

In copertina: bambini americani in compagnia del proprio lemonade stand (Immagine tratta da Google immagini)

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