Erasmus: lascia o raddoppia

La Commissione Europea, che è l’organo non eletto (per capirci, i tecnocrati) dell’UE, lancia una proposta decisamente poco tecnocrate: raddoppiare i fondi del progetto Erasmus. Già a partire da Giugno infatti i capi di stato dei paesi membri (che compongono il Consiglio Europeo) dovranno iniziare a lavorare sul budget UE per il periodo 2020-2027: anche per questo era fondamentale arrivare all’appuntamento con un governo italiano forte di un mandato popolare, e Mattarella lo sapeva bene. Sarà quindi compito dei 27 Primi Ministri (28 meno il Regno Unito) decidere, tra le altre cose, se cogliere il suggerimento della commissione e raddoppiare i 15 miliardi messi a disposizione nel precedente budget (2014-2020) rendendoli 30 per il prossimo periodo gestionale. Questa proposta si inscrive in un piano ben più ampio che la commissione ha iniziato ad abbozzare negli ultimi mesi, defininendolo il “Processo di Sorbona” verso un vero Sistema Universitario Europeo – riprendendo gli enormi risultati del Processo di Bologna iniziato nel 1999 che ha portato, tra gli altri, al sistema dei crediti formativi riconosciuti a livello internazionale, al riconoscimento reciproco dei titoli di laurea e alla divisione dei corsi in triennali e magistrali.

La proposta permetterebbe, tra l’altro, di triplicare il numero di studenti che avrebbero accesso alla mobilità internazionale: da 4 a 12 milioni (in 7 anni). I gruppi parlamentari dei Socialisti (a cui aderisce il PD) e dei Federali (l’ALDE) hanno già colto favorevolmente la proposta, ma a decidere non sono innanzitutto gli europarlamentari bensì appunto i capi di stato. Sarà questo un test importante per l’Europa, come anche per l’Italia. Toccherà scoprire le carte, e decidere se questa Unione la si vuole rafforzare o indebolire laddove conta di più sul lungo termine: nelle politiche educative giovanili. Noi ci auguriamo, senza alcun favoritismo partitico, che i vari governi si rendano conto dell’importanza della decisione: se vogliamo proporre un’alternativa educativa allo stradominio accademico anglosassone, che ha tanti pregi ma risaputamente tanti difetti, dobbiamo farlo insieme, e con convinzione.

 

Immagine di copertina: Le Tripot di Jean-Eugène Buland (1883)

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