Dentro o fuori? Tutti o nessuno?

Scegliere il proprio futuro è una cosa seria. Soprattutto se si tratta di firmare o meno il primo contratto di lavoro o di decidere cosa studiare all’università, e soprattutto se hai diciannove anni (in Italia). Come è ormai tristemente noto, nell’ultimo ventennio sono andati ad aggiungersi sempre più ostacoli davanti a questi due profili di giovani italiani; in particolare, chi ha desiderato iscriversi a un corso universitario, probabilmente ha dovuto sostenere un test d’ingresso di qualche genere: talvolta rilevanti solo in caso di esito negativo (test sulle conoscenze di base e OFA), talvolta selettivi e di sbarramento. A partire dalla legge 264/99 (vedi fonti), che sancisce per quali facoltà l’accesso debba essere programmato su base nazionale, e per quali invece sia (possa essere) di competenza dei singoli atenei,  le facoltà a numero chiuso sono costantemente aumentate, spesso a prescindere dai requisiti imposti da tale legge. La mancanza di opportuni spazi, le assunzioni bloccate e il turnover inceppato in compagnia della volontà o dell’obbligo (ad esempio, avere un certo rapporto numerico minimo tra studenti e docenti) di mantenere alta l’offerta formativa, sono le principali ragioni che hanno mosso varie università verso la scelta dello sbarramento.

Non si è fatta aspettare la risposta della controparte studentesca: è primavera 2017 quando la Statale di Milano introduce il numero chiuso per Filosofia, Lettere, Beni culturali, Storia e Geografia, che rischia di lasciare fuori un migliaio di aspiranti studenti. A seguito di numerose proteste organizzate da associazioni studentesche, scatta un ricorso collettivo al Tar che pochi mesi dopo accoglie la richiesta e di fatto annulla la selezione prevista attraverso i test. Esultano i ricorrenti per il diritto alla studio salvato dall’usurpazione, ma il problema rimane profondo e irrisolto e la storia si ripete un anno dopo a Torino (facoltà di Psicologia), con un epilogo, almeno parziale, del tutto inaspettato:  i giudici del Tar di nuovo si pronunciano contro lo sbarramento e il consiglio di dipartimento risponde con la clamorosa decisione di chiudere il corso di laurea. Dunque sì, niente test d’ingresso, ma anche niente immatricolazioni, niente lezioni e niente lauree. Niente di niente. Il tutti dentro a cui ci hanno abituato le sentenze del Tar in materia scuola e università si trasforma così per la prima volta in nessuno dentro, creando tra l’altro un pericoloso precedente. Da un lato è facile leggere il provvedimento come una mera vendetta nei confronti degli studenti, dall’altro si potrebbe vedere una fuga insofferente causata da una morsa di norme e sentenze, che non lasciano ai rettori spazio per muoversi in nessuna direzione. Difficile giudicare.

E’ invece evidente che la questione delle facoltà a numero chiuso in Italia abbia l’aspetto di una vera e propria battaglia a suon di slogan, ricorsi, occupazioni e mosse drastiche come quest’ultima, che solleva una gran polvere attraverso la quale non si vede più nulla, ad esempio il fatto che quei garbugli giuridico-legislativi vadano presi in mano dalla politica all’interno di un ragionamento più ampio. In effetti, è da anni che si parla della volontà (politica) di aumentare il numero di laureati in Italia e nel contratto del nuovo governo si legge anche la revisione delle facoltà a numero chiuso. Speriamo che sia la volta buona.

Fonti:

http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/08/27/news/statale_mille_studenti_saranno_esclusi-173942209/ (ultima cosultazione il 26/06/2018)

https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_agosto_31/milano-statale-tar-boccia-numero-chiuso-aree-umanistiche-test-rischio-94b87b1a-8e64-11e7-ae8d-f3af6c904a41.shtml (ultima cosultazione il 26/06/2018)

http://torino.repubblica.it/cronaca/2018/06/11/news/torino_no_del_tar_al_numero_chiuso_l_universita_cancella_il_corso_di_psicologia-198765858/ (ultima cosultazione il 26/06/2018)

http://www.miur.it/0006Menu_C/0012Docume/0098Normat/2056Norme__cf2.htm

Immagine di copertina: martello senza giudice

Immagine di copertina tratta da Google Immagini

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