Maestrine e professori: uomini che governano le donne

Centinaia di studi attestano le diseguaglianze di genere nel mondo dell’insegnamento: perché siamo sorpresi quando vediamo un maestro dell’asilo uomo ed è invece molto più abituale andare a ricevimento da un professore nel mondo universitario? Forse le donne sono considerate migliori nel prendersi cura dell’educazione nelle fasce di età inferiori perché rappresentano la rassicurante figura della mamma? Forse perdono esse di credibilità davanti ad un pubblico adulto e con un buon livello di istruzione, come quello che compone un’ aula universitaria? Sembra che il genere femminile sia riuscito gradualmente a conquistare il mondo dell’istruzione a partire dal ventesimo secolo, ma sia rimasto relegato alle classi inferiori.

Più di due terzi degli insegnanti complessivamente considerati sono donne nei paesi facenti parte dell’OECD. La più alta percentuale di insegnanti femmine è concentrata però negli anni iniziali dell’educazione scolastica e si riduce nei successivi livelli di educazione. Infatti, mentre le donne rappresentano il 97% dello staff educativo nelle scuole dell’infanzia, la media scende al 43% per quanto riguarda l’Università. Nell’ambito dell’educazione primaria le donne sono in media l’83% del totale (OECD, 2017). Nell’istruzione secondaria, sebbene le donne continuino a essere in maggioranza, la proporzione di insegnanti uomini è più alta che nei livelli precedentemente esaminati. A livello di istruzione universitaria il profilo di genere degli insegnanti si ribalta, con gli uomini che rappresentano la maggioranza dei professori, docenti e ricercatori. Tra i paesi OECD (ovvero tutto il blocco occidentale più Corea e Giappone), solo in Lettonia e in Finlandia si osservano più della metà dei professori universitari donne.

Non solo nelle tabelle statistiche, ma a partire dalle nostre proiezioni mentali è possibile constatare quanto ancora le differenze di genere siano presenti anche nel mondo dell’istruzione. Gli stereotipi influiscono, consapevolmente o meno, il modo in cui decodifichiamo e interpretiamo il mondo e la società intorno a noi. Perché così pochi uomini decidono di insegnare ai livelli inferiori di istruzione? Perché la percentuale di iscritti a Scienze della Formazione Primaria è quasi totalmente femminile (96,9%, dato AlmaLaurea 2017)?

La ragione più ovvia potrebbe essere socio-culturale, riguardo la vocazione di genere che influenza le scelte di carriera di uomini e donne. Questo bias di genere sorge già in tenera età, a casa di ognuno, dove i genitori, in maniera più o meno spiccata e consapevole, trasmettono aspirazioni “di genere” per i propri figli.

Una ulteriore e forse meno scontata ragione è stata ipotizzata da ricerche statistiche nei paesi OECD, ed  è prettamente economica. Gli insegnanti uomini guadagnano meno rispetto ai loro corrispondenti in altre professioni, a parità di anni di carriera universitaria, mentre le insegnanti nella scuola primaria e secondaria guadagnano potenzialmente lo stesso stipendio che le donne laureate guadagnano in altri ambiti lavorativi. In poche parole vi è a livello di genere un trade-off fortemente sbilanciato tra insegnamento e una qualsiasi altra carriera post-laurea. A rafforzare questa ipotesi si noti che nei “piani alti” degli istituti scolastici, di qualsiasi livello, si osserva una presenza maggiore di uomini: 92,7% di rettori uomini nelle università italiane (CRUI, 2018) e sebbene siano uomini solo il 18% degli insegnanti su scala nazionale, il 40% dei presidi è di sesso maschile (UDIR, 2017), percentuale che supera il 50% a livello europeo su scuole medie e superiori (OECD, 2016). Ciò suggerisce che i maestri o professori uomini tendono ad essere promossi con maggiore probabilità ai piani di dirigenza, cosa che è quantomeno sorprendente dato che quasi tutti i presidi sono ex-insegnanti, e come si è visto la percentuale di insegnanti di sesso maschile nelle scuole è nettamente inferiore. Queste differenze nei salari relativi possono essere viste come una probabile causa della differente proporzione maschile e femminile nell’ambito dell’insegnamento. In parole povere: dove si guadagna di più sono presenti più uomini, e dove ci sono più uomini si guadagna di più.

L’istruzione accademica, così come i ruoli di presidenza, rimangono dominio maschile e questa disparità di genere potrebbe avere ben poco a che fare con le reali capacità educative del sesso femminile.

 

Per approfondire:

Report OECD: Education at a Glance 2017

Immagine di copertina: Giuditta che decapita Oloferne di Artemisia Gentileschi (1620)

 

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