Classico e scienza. Sogno o son desto?

Il liceo classico è il liceo delle humanae litterae per antonomasia. I suoi studenti si trovano a dover fronteggiare, la maggior parte del tempo, i misteri dell’aoristo, l’inconcinnitas di Tacito e le consapevolezze dello spirito Hegeliano, passando per la selva oscura di Dante. In questo ventaglio di colori caldi vi è però spazio pure per qualche mitocondrio, un po’ di elettromagnetismo e quasi quasi anche un pelo di derivate. Eppure, tale liceo, pronto alla sepoltura secondo molti, nell’era del digital native continua a produrre alcuni degli universitari con le prestazioni migliori. Infatti una ricerca condotta da AlmaLaurea ci mostra come chi è uscito dal liceo classico, qualunque facoltà abbia poi deciso di frequentare, abbia punteggi più alti alla laurea: 105, di media, contro 103 di chi esce dallo Scientifico e 99,7 di chi ha studiato a un Tecnico. Ma la cosa interessante di questi dati è che i voti di laurea sono più alti in tutti i 15 raggruppamenti disciplinari scientifici esaminati, fatta eccezione per ingegneria dove Classici e Scientifici pareggiano con una media di 102,1. E allora la domanda sorge spontanea: com’è possibile che tale liceo, il quale, ricordiamo, conta un processo a suo carico, e che negli ultimi tempi è riuscito a totalizzare soltanto il 6% di iscritti a causa della sua fantomatica e tanto discussa inutilità, riesca ad ottenere risultati così alti, anche, e soprattutto, in campi lontanissimi dal proprio?

La risposta può essere altrettanto immediata.

Sicuramente nel momento in cui viene scelto tale liceo, in modo consapevole, viene già fatta una scrematura parziale dei futuri allievi basata su predisposizioni personali, ambiente circostante e interessi precisi, ma non sono solo questi gli studenti che si affacciano a tale realtà (come ogni altro liceo esso è composto da un bacino variegato di iscritti) e sicuramente i risultati sopracitati non sono solo una questione di selezione preventiva di buoni candidati.

La traduzione strutturata del latino e del greco, bensì, diventa una palestra per la mente. Infatti, tradurre tali testi richiede ben più di una semplice ricerca nel dizionario; richiede la capacità di avere una visione d’insieme del testo ed un approccio critico, volto non alla mera traduzione, ma ad una contestualizzazione storica e di pensiero. Solo in questo modo si è in grado di individuare quale tipo di concetto si deve esprimere e, di conseguenza, quale tipo di parola è meglio usare piuttosto che un’altra. E allo stesso modo nella matematica o nella fisica, o in qualsiasi altro campo di stampo scientifico, è necessario osservare, individuare qual è il problema ( non capire tale punto, infatti, è la principale fonte di errori), analizzarlo, farsi un’idea su quale possa essere la linea principale da seguire per la sua soluzione, e solo infine buttarsi nei calcoli. Così come anche nella traduzione tuffarsi nel dizionario non è che l’ultimo dei passi.

Lo studente acquisisce quindi la capacità di astrarre i mezzi che possiede, in modo da poterli applicare a qualsiasi problema che gli si presenta, indipendentemente dalla natura di quest’ultimo. Sì, si fanno meno ore di integrali o equazioni, ma allo stesso modo si attinge dal passato per dare una forma al presente con coscienza storica, si rimpingua il proprio bagaglio letterario di riferimenti attivi, che non servono solo da modelli per vincere una qualsivoglia discussione, ma che ampliano l’orizzonte dei propri pensieri. E tali tratti non sono meno importanti di altri, poiché prima di essere scienziati,  letterati o diplomatici, siamo zoon politikon (“animale politico”, Aristotele) e cittadini del mondo, con il dovere di saperci destreggiare in ogni situazione.

Non dimentichiamoci che, anche, in ambito lavorativo vince un profilo più completo, che dimostra versatilità e, la tanto bistrattata, “apertura mentale”; leggasi: Fabiola Gianotti. Insomma il futuro è di chi sa unire questi due mondi in modo intelligente. Come un computer è composto da parte software e hardware, così anche noi dobbiamo essere capaci di attuare questa crasi tra due mondi lontani solo in superficie.

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